venerdì 19 novembre 2010

Attendo la tua sentenza, osando sperare che tu sia indulgente.

17/11/1942 (Bepi a Nina)
Nina mia
Fin da oggi riconosco chio io sono un uomo indegno di stare al mondo. Non ho fatto nulla di buono su questa terra e ho avuto tutte le fortune: però la fortuna somma è stata quella di incontrare tè.
Ma però fin dal primo giorno chè per la prima volta uscivamo insieme io sono sempre stato innamorato di te, è ho sempre avuta la fissazione di perderti. E, invece di apprezzarti, di seguire i tuoi passi come un buon cane segue il padrone, invece di vegliare a non perderti, ieri ti ho trattata come si tratta una schiava. Ma oggi io non dovrei alzare gli occhi su te, dopo quel che è avvenuto. Ma il mio amore, questo sentimento che si è impadronito di me, e che mi fa forte, rugge e preme e che io tenti di non perdere la fortuna che indegnamente avevo afferato per i capelli. Vuoi, carissima Nina perdonarmi? Non credere che io mi abbassi, nel domandarti di cancellare dalla tua memoria e dal tuo cuore le parole offensive che ho pronunciato, ispirato a chi sa quale sentimento maligno. No, anzi mi inal’zo: perche basta che una cosa riguardi te, per inalzare: anche mè, misero verme.
Ti bacio, e attendo la sentenza. Osando sperare che tu sia indulgente.
Il tuo indegno ma però amato
                                                                                                                                                                                      Bepi
Scusami se per caso trovi qualche sbaglio ma te la scrivo con un po’ di premura prima di coricarmi perché dove sono fa un po freddo scusa il mal scritto.
E’, se proprio di mè non te n’importa nulla, avvertimelo senza paura con un piccolo scritto. Scrivimi subito, subito, subito.
Io trascorrerò la notte pensando a quanto sono indegno del tuo amore. Di nuovo, ti bacio tanto e cancello coi baci le parole astiose.
Tuo innamorato 
                                                                                                                                                                                     Bepi G.  



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